martedì 30 giugno 2026

L'indiscreto fastidio della gattamorta

Mentre ero ancora attanagliata dal tormentoso dilemma se recarmi o meno al cinema a vedere Il diavolo veste Prada 2, (dilemma poi risolto in maniera abbastanza prevedibile in senso negativo, n.d.c.) ho pensato che intanto potesse essere utile un ripasso del primo capitolo, pretesto in verità un filino debole per riguardare di nuovo un film visto già un numero spropositato di volte.
Già dopo la prima mezz'ora ad affacciarsi è stata una semplice domanda, solo una parola: perchè? e poi, giusto per articolare un po' meglio, perchè adesso, dopo 20 anni?
Può apparire una domanda ingenua, puerile, anzi, lo è sicuramente, ma la realizzazione di un film così iconico non è operazione che riesca così di frequente o che sia ipotizzabile di replicare, semplicemente perchè è un mezzo miracolo, e i miracoli non si costruiscono a tavolino, come a mio avviso ma piuttosto chiaramente si è voluto fare in questo caso, specie quando il miracolo in questione è figlio di tanti fattori, molti dei quali non controllabili e non prevedibili.
Ok il cast principale, e di certo non manca il talento, come non sarà mancato il successo commerciale, ma per quanto tutto sia alla fine solo un prodotto, e molte volte il talento vero è per lo più riuscire a nascondere il trucco, il congegno, l'artificio quanto meglio possibile, il rischio che la montatura risulti bene evidente, cioè che si tratti di un qualcosa di pianificato a tavolino, non importa se più o meno bene, e realizzato per impressionare più che per raccontare, secondo me è piuttosto concreto.
Con tali premesse, per quanto mi sia in alcuni momenti sentita comunque tentata, non mi è in realtà mai venuta davvero voglia di guardare questo secondo capitolo.
Detto ciò, resterà sempre incomprensibile per me la repentina transizione da anatroccolo a cigno della protagonista.
Ok, ti hanno rivestito con abiti e accessori di alta moda, e ammetto serenamente che nella vita possano toccarti delle sfortune ben peggiori, ti hanno tagliato e stirato i capelli e dato diverse mani d'intonaco.
Ma esattamente com'è accaduto che un attimo prima eri quella che aveva appena imparato a dire "Chiamo da parte di Miranda Priestley" con addosso una camicia da uomo e di ritorno dal reparto Estetica ti eri trasformata in un'operatrice del telefono erotico? A quanto pare, i prodigi dei famosi stivali delle sette leghe sono trivialità rispetto a quelli compiuti da un paio di stivali di Chanel, di cui peraltro vi siete dimenticati di specificare il modello, anche se sicuramente non sono alla portata di noi poveri comuni mortali.
Cioè, va bene tutto eh, però la conversione è stata forse un po' troppo radicale e repentina.
Com'è che il giorno prima criticavi e trovavi da ridire praticamente su ogni apsetto che riguardava Runaway e il suo direttore, ed il giorno dopo aderivi in maniera così perfetta a quello stesso modello?
In linea di massima ed a mio modestissimo avviso troppo poco convincente, anche se ovviamente molto glamour.

martedì 28 aprile 2026

Benvenuti a Cabot Cove


 

Facendo un rapido calcolo, in 12 stagioni abbiamo fatto fuori circa un terzo della popolazione...

sabato 7 marzo 2026

Accadde oggi

 Una cosetta da niente, ovvero la prima messa in onda dell'anime di Sailor Moon, il 7 marzo del 1992.



Già altre volte mi sono cimentata in post che celebravano qualche ricorrenza per questa serie, quindi stavolta non mi diffonderò ulteriormente, sebbene si tratti di un anime a cui sono affezionata, uno degli ultimi che ho seguito prima di una lunga interruzione ,ed anche uno dei miei preferiti.

Aggiungo soltanto che trovo ancora bellissimo anche dopo tanti anni il chara della prima serie, rispetto a quello secondo me piatto e sgraziato della serie Crystal, trasmesso qualche anno fa; sarà per via della nostalgia o solo e principalmente per questo, ma per me è così.

domenica 11 gennaio 2026

2001-2026

 


Era il 10 gennaio di 25 anni fa, e veniva rilasciata la prima immagine ufficiale (  ) del film SpiderMan, di Sam Raimi.

lunedì 8 dicembre 2025



Harry Potter e il Calice di Fuoco (Harry Potter, #4)Harry Potter e il Calice di Fuoco by J.K. Rowling
My rating: 5 of 5 stars

Giusto un paio di considerazioni al volo a proposito di questo capitolo e più in generale sulla nuova traduzione.
L'autunno per me è il momento di tornare ad Hogwarts,un ritorno tutto sommato sempre abbastanza piacevole, guastato però dal fastidio che ancora mi coglie di fronte alla nuova traduzione che è quella che mi ritrovo mio malgrado nella versione digitale.
La prima considerazione ha a che fare con le discutibilissime scelte di adattamento di molti dei nomi della saga,e più in particolare con l'assoluta inutilità della gran parte di esse. Non sarebbe stato più semplice,più sensato e più rispettoso verso l'autrice evitarle laddove possibile, cioè a mio avviso quasi ovunque? La traduzione è un conto,ma perché ribattezzare arbitrariamente negozi e personaggi secondari e non?
La seconda considerazione riguarda poi quali nomi ripristinare nella nuova versione, e di quali invece mantenere l'adattamento della prima versione.
Visto che per Piton, Silente e più avanti anche per Lumacorno, hanno mantenuto l'adattamento, io a quel punto lo avrei mantenuto anche nel caso della McGranitt, di Vitious e della Sprite, sebbene soprattutto in quest'ultimo caso ma direi più in generale, mi devono dire dov'era la necessità di adattare Sprout, sorvolando su tutti gli studenti che si sono ritrovati col nome cambiato per inesplicabili motivi, per non parlare ancora e poi ho finito, della sorte di Tassorosso. Mi si potrà anche dire che il rosso non c'è tra i colori della casa, così come però non c'è il nero per Ravenclaw. Per me i nomi delle case e quindi dei loro fondatori sarebbero dovuti rimanere come in originale, ma una volta fatta la frittata riadattarne solo uno mi sa di discriminazione, come se non importasse l'impatto che il cambiamento avrebbe potuto avere sui lettori, o magari ritenendo che tale impatto non ci sarebbe stato affatto, mentre invece personalmente trovo veramente inopportuno ed un prendersi una libertà eccessiva e fuori luogo adattare con tanta disinvoltura la gran parte dei nomi della saga, presumibilmente perchè si pensava che fossero libri per bambini e che quindi non fosse importante.

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